Roberto Bonati | direttore
Angela Malagisi | voce
Anna Maghenzani | voce
Elena Rosselli | voce
Thomas Marvasi | clarinetto basso
Gabriele Fava | sax soprano
Claudio Morenghi | sax tenore
Fabio Frambati | flicorno
Alberto Ferretti | tromba
Paolo Ricci | violino
Antonio Amadei | violoncello
Luca Perciballi | chitarra
Andrea Grossi | contrabbasso
Giancarlo Patris | contrabbasso
Roberta Baldizzone | piano
Nella suggestiva cornice dell’Abbazia di Valserena–CSAC torna uno degli appuntamenti più sorprendenti del Festival: la Chironomic Orchestra diretta da Roberto Bonati, dove il gesto del direttore guida in tempo reale l’improvvisazione collettiva, in una performance ogni volta unica e irripetibile.
Mandàla o un tappeto per Morton
Chironomic orchestra
a Morton Feldman nel centenario della nascita
Avevo diciannove anni quando entrai nel mitico negozio di dischi Buscemi a Milano e acquistai, senza una precisa intenzione ma non per caso, Piano and String Quartet di Morton Feldman.
L’ascolto fu una rivelazione. Il senso dello spazio, la creazione di uno spazio, i silenzi, un sentimento di interrogazione, di attesa, di “Unanswered question” e una profonda, rispettosa meditazione sul suono.
Una bellezza di valori che ho portato con me negli anni e che molto ha significato nel lavoro con la Chironomic Orchestra.
Il lavoro di Feldman è indissolubilmente legato alla Scuola di New York e all'Espressionismo Astratto, al lavoro di Mark Rothko e Philip Guston. Come sulle tele di Rothko i blocchi di colore vibrano sospesi e privi di confini, così le note di Feldman fluttuano nel tempo, trasformando il suono in pura materia cromatica e lo spazio in un luogo di contemplazione assoluta, ridefinendo la nostra stessa percezione del tempo, un tempo che perde ogni linearità narrativa, che rinuncia allo sviluppo.
Oggi felici di dedicargli questo nostro “mandàla/tappeto”: un omaggio che richiama idealmente quei tappeti tanto amati da Feldman, nella cui superficie bidimensionale, continua e ipnotica, basata su pattern simmetrici che non hanno un centro, un inizio o una fine definiti, ritrovava un riflesso della sua estetica musicale.