PARMAFRONTIERE ORCHESTRA-ROBERTO BONATI "Canticum"

artisti

Roberto Bonati | direzione e composizione

Angela Malagisi | voce 

Riccardo Luppi  | flauti e sax

Gabriele Fava | sax

Mario Arcari  | oboe 

Michael Gassmann | tromba, flicorno

Paolo Botti | viola

Nicolas Cotes Castillo | tuba

Marco Ignoti | clarinetto

Lilliana Amadei | violino

Antonio Amadei | violoncello

Luca Perciballi | chitarra

Luca Gusella | vibrafono 

Andrea Grossi | contrabbasso 

Roberto Dani | percussioni e batteria

 

CANTICUM

ParmaFrontiere Orchestra

Musiche di Roberto Bonati

Testi di San Francesco, R. M. Rilke, Santa Chiara

Ci sono figure che il tempo trasforma in icone, fino a renderle quasi irraggiungibili. San Francesco è una di queste. Il santo sorridente, amico degli animali, simbolo di pace e armonia con il creato. Ma dietro questa immagine si nasconde un uomo molto più complesso.

Canticum nasce dal desiderio di restituire voce a questo Francesco: non il santo di maniera, ma un uomo attraversato da domande radicali, dalla fragilità, dalla paura, dalla malattia, dall'entusiasmo e dalla continua ricerca di un senso. Un uomo che ha scelto la povertà non come rinuncia, ma come libertà; che ha conosciuto il silenzio, il dubbio e perfino la notte dello spirito.

Il concerto intreccia tre voci lontane nel tempo e profondamente vicine nello sguardo: quella di Francesco d'Assisi, quella di Chiara, sua compagna di cammino e di fede, e quella di Rainer Maria Rilke, poeta che  sempre ci parla della tensione tra il visibile e l'invisibile, tra il desiderio umano e il mistero, e che non offre risposte ma pone domande.

Il Cantico delle Creature, composto nell’ultimo periodo della sua vita mentre era ospitato nel convento di S. Damiano, dimora di Chiara, non è soltanto un meraviglioso inno alla natura. È il canto di un uomo ormai segnato dalla sofferenza fisica, quasi cieco, provato dalle divisioni interne al suo stesso ordine, eppure ancora capace di riconoscere una fraternità universale. È una lode che nasce non dall'assenza del dolore, ma dal suo attraversamento.

La musica vuole  attraversare i testi,  metterli in discussione, amplificarne i silenzi e le contraddizioni mettendoli a confronto, in dialogo e a volte in contrasto. Il suono desidera essere rivelazione del testo. 

Canticum come un viaggio nell'umanità di Francesco. Non quella levigata dalla devozione o dalla retorica, ma quella viva, inquieta, vulnerabile. Perché forse è proprio questa umanità, più ancora della santità, a parlare con forza al nostro tempo: la capacità di continuare a cercare la luce senza negare l'ombra, di chiamare fratello il mondo pur conoscendone il dolore, di trasformare la propria fragilità in un canto.

Un canto che, dopo otto secoli, continua a interrogarci e del quale abbiamo, forse oggi più che mai, un estremo bisogno.